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L’ipertesto: galeotta fu l’opera omnia di San Tommaso

Padre Busa

Padre Roberto Busa (Vicenza, 28 novembre 1913) gesuita, linguista italiano, professore universitario e precursore del concetto di ipertesto. È grazie a una sua intuizione che navighiamo in Internet passando da un sito all'altro cliccando sui links.

 

Era il 1949. Da tre anni W. Mauchly e J. P. Eckert avevano inventato il primo computer, l’ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Calculator). In quegli stessi anni, dall’altra parte dell’Atlantico, Padre Busa stava cercando invano un modo per inventariare mettendo in relazione fra loro le 11 milioni di parole latine dell'opera omnia di San Tommaso. Così, durante un suo viaggio a New York incontrò il fondatore dell'Ibm, Thomas Watson, e gli chiese ciò che allora era considerato impossibile: insegnare ai computer la scrittura. Fino a quel momento, infatti, l’informatica era stata pensata per i numeri e i computer venivano utilizzati solo per effettuare dei calcoli. Una sfida che nel 1951 portò, con successo, alla realizzazione del primo volume (su 56) della prima opera ipertestuale della storia dell’uomo.

Tre le tappe come racconta in una recente intervista su Il Giornale lo stesso Padre Busa: “Il primo passo fu creare un archivio di 12 milioni di schede perforate, che riempirono una fila di armadi lunga 90 metri per un peso complessivo di 500 tonnellate. Pensi che a quei tempi un elaboratore IBM impiegava un’ora per mettere in ordine alfabetico 20.000 parole (…). Il secondo passo furono i nastri magnetici (…): ne avevo 1.800, che uniti fra loro raggiungevano 1.500 chilometri. Infine sono giunto al Cd-rom e ai 56 volumi dell’Index Thomisticus.” Alberto Cavicchioli, uno dei fondatori della casa editrice Spirali, racconta al giornalista Stefano Lorenzetto che “Il termine hypertext fu coniato da Ted Nelson nel 1965 per ipotizzare un sistema software in grado di memorizzare i percorsi compiuti da un lettore. Per ammissione dello stesso autore l'idea risaliva però a prima. E come ha ben documentato Antonio Zoppetti, studioso di linguistica e informatica, chi davvero operò sull'ipertesto fu proprio padre Busa” (“E il gesuita creò il link. È merito suo se navighiamo in Internet” – Il Giornale - domenica, 3 ottobre 2010, pag. 18). È quindi lui il primo esempio di utilizzo del computer per l'analisi linguistica tanto che ama definirsi “Pioniere dell'informatica linguistica”.

Ancora grazie Padre Busa e auguri per i suoi prossimi 97 anni!

LA STORIA DELL’IPERTESTO IN 10 DATE

1588: l’ingegnere italiano Agostino Ramelli descrive nel suo libro l’idea della "ruota dei libri", da qualche anno considerata la prima forma di ipertesto. Un leggìo rotante per agevolare contemporanea la lettura di più testi.

1929: il regista sovietico Sergej Michajlovič Ejzenštejn scrive che avrebbe voluto inserire in un unico volume sferico i suoi saggi per "passare dall'uno all'altro avanti e indietro".

1945: “As We May Think” è il titolo dell’articolo apparso su The Atlantic Monthly in cui l’ingegnere Vannevar Bush, direttore dell’Office of Scientific Research and Development degli Stati Uniti, teorizza il memex, una scrivania con schermi translucidi e leve per la consultazione delle informazioni conservate su microfilm.

1949: Padre Busa e l’IBM iniziano a collaborare per applicare il computer all'analisi linguistica.

1951: viene pubblicato il primo volume dell’Index Thomisticus di Padre Busa.

1965: il filosofo statunitense Ted Nelson, influenzato dal saggio di Vannevar Bush, conia il termine hypertext.

1980: il programmatore Bill Atkinson realizza per Apple un software (HyperCard) per gestire testi e immagini con un avanzato linguaggio di programmazione ipertestuale (HyperTalk).

1989: Tim Berners-Lee, ricercatore inglese dell’European Organization for Nuclear Research, inventò il World Wide Web per agevolare la condivisione mondiale delle informazioni tra le università e gli istituti di ricerca.

1993: è resa pubblica la versione del browser Mosaic del National Center for Supercomputing Applications dll'Università dell'Illinois. Gira in ambiente X Window e offre una facile interfaccia. Esistono 500 web server.

1994: dopo la pubblicazione della versione browser per MacOS il traffico web esplode. Sono 10mila i web server noti.

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