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L'arte ...fuori dagli schemi

Il futurista

Nano… le tecnologie, ma grandi i risultati per l’arte

 

Il cuore della materia sarà la salvezza dell’arte e pulserà per tenere in vita la bellezza. Stiamo parlando delle nanotecnologie che stanno diventando la nuova frontiera delle metodologie per il restauro. Le particelle hanno una dimensione mediamente inferiori a 100 nm (l’unità di misura: il nanometro circa un decimo delle dimensioni ad esempio del grassello di uno stucco antico) e possono riempire le cavità createsi negli affreschi, ma senza occludere i pori originali. Con questa metodologia i pori originali dell’affresco vengono rivestiti, diminuendo la loro dimensione e rallentando così l’assorbimento dell’acqua, nemico dell’opera d’arte.

Tra gli affreschi, trattati con queste tecnologie d’avanguardia, ci sono quelli della Basilica di Santa Croce a Firenze, che grazie a un connubio italo-nipponico, hanno preso nuova vita. Il contributo fondamentale del mecenate giapponese Tetsuya Kuroda, l’impegno di Takaharu Miyashita, direttore del centro di ricerca sulla pittura murale italiana dell’università di Kanazawa e l’Opificio delle Pietre Dure e dell’Opera di Santa Croce di Firenze hanno affrontato un lungo e importante restauro.

Il restauro degli affreschi, ha spiegato Cecilia Frosinini - direttrice del settore pitture murali dell’Opificio - è stato condotto con l’uso delle più recenti tecnologie digitali applicate al recupero artistico: gli oltre ottocento metri quadri di pittura sono stati fotografati con un sofisticato procedimento tridimensionale, per essere riprodotti su un piano ad altissima definizione per i restauratori, che hanno potuto analizzare con precisione lo stato degli affreschi e pianificare gli interventi.

La cura con le nano-tecnologie avviene seguendo delle procedure speciali. La soluzione liquida contenente le particelle nano-strutturate, questo il nome scientifico, viene stese con un pennello sulla parte da restaurare, vanno a posizionarsi immediatamente al di sotto della superficie dell’affresco per alcune centinaia di micron. E successivamente, per azione dell´anidride carbonica dell'atmosfera, attraverso una reazione chimica e fisica, si viene a formare un “network” di micro-cristalli di calcite e il conseguente ripristino delle proprietà meccaniche dell’opera, che ha subito i micro-sollevamenti della pellicola pittorica o lapidea.

Un’altra buona notizia: la collaborazione tra Italia e Giappone andrà oltre l’opera di restauro della Basilica di Santa Croce. All’ateneo di Kanazawa sarà aperto un centro di ricerca sulla pittura murale italiana e Miyashita ha annunciato la nascita di un nuovo progetto congiunto tra la sua università e l’Opificio di Firenze per salvaguardare il patrimonio artistico di alcune aree del Sud, completamente dimenticate.

Nanotecnologie e soluzioni nipponiche saranno la speranza dei beni culturali italiani?

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