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L'arte ...fuori dagli schemi

il crollo della domus dei gladiatori

Nel 62 d.C. fu il terremoto e poi nel 79 la terribile eruzione del Vesuvio che seppellì e immortalò per sempre la città di Pompei; oggi, invece, a distruggerla è l'incuria e il menefreghismo delle istituzioni che non credono nel valore di questa Italia. Pompei è sopravvissuta a sciagure ben peggiori per essere testimonianza ai posteri di un passato glorioso, un gioiello che tutto il mondo ci invidia e che ora, invece, non riesce, a sopravvivere nemmeno alla pioggia. Così è crollato un pezzo di storia, così si stanno sgretolando i fasti dell’Impero Romano. Ora della Schola Armaturarum Juvenis Pompeiani, ovvero la palestra degli atleti di Pompei, più conosciuta come Domus dei Gladiatori, resta solamente un cumulo di macerie. Ciò che si era conservato per secoli, ora si sgretola sotto gli occhi attoniti di tutto il mondo.

 

Questo edificio, situato lungo la via dell’Abbondanza, un tempo conteneva armature e trofei militari rinvenuti, durante gli scavi, ancora adagiati sugli scaffali originali. Mirabilmente affrescata come tutte quasi tutte le case pompeiane, sulle porte erano dipinti i simboli delle vittorie, i trofei delle conquiste nelle battaglie. Ora tutto questo non c’è più!

Dal sopralluogo degli esperti si evince che la cause del crollo sono state determinate dalle piogge abbondanti dei giorni scorsi, che hanno provocato infiltrazioni d'acqua e dallo smottamento del terrapieno a ridosso dell’edificio, che alla fine ha ceduto. Il crollo è imputabile anche al restauro in cemento armato degli anni '50. Il tetto della casa, infatti, distrutto durante la seconda guerra mondiale, era stato sostituito con una copertura in cemento armato, troppo pesante per quelle mura ormai fragili. E quello è stato l’ultimo (e unico?) restauro fatto sulla Domus dei Gladiatori.

Ma monitoraggio e restauro non possono essere fatti ogni mezzo secolo! Eppure siamo nell'era delle nuove tecnologie, il progresso ci offre strumenti sofisticati capaci di prevedere, indagare, guarire, conservare. Ogni volta che accade uno scempio del genere la voce istituzionale di turno è pronta a denunciare la mancanza di fondi necessari, i tagli ai Beni Culturali, la cattiva gestione degli amministratori locali. Ma le risorse per le auto blu non mancano mai? E nemmeno le risorse per quei “grandi eventi culturali” di propaganda che servono solo come specchietto per le allodole?

La verità è che forse non c'è una vera coscienza che l’unica grande ricchezza dell'Italia sta nei beni artistici e archeologici di cui il Paese tutto dispone. Il Ministro dichiara che ogni anno vengono stanziati molti fondi per Pompei, pensiamo ai soli 20-25 milioni di euro l'anno di incassi (migliaia di turisti al giorno e biglietto d'ingresso non certo economico), ma non bastano. Per non parlare poi dei nuovi percorsi notturni nella città senza tempo: soldi spesi per pagare i grandi effetti speciali e le guest star che vi partecipano e, ovviamente, anche per questa ultima frontiera del turismo biglietto alle stelle. Ma allora, ci chiediamo ancora, dove finiscono tutti questi soldi? Eppure gli scavi della zona restante ancora sommersa non vanno avanti, come pure i restauri.

Un esempio di questa situazione è la Casa dei Vettii, tra le più note di Pompei. All'ingresso della casa di questi ricchi liberti è raffigurato Priapo in tutta la sua “grandezza”. Il dio dell'abbondanza, effigiato a protezione della casa e della famiglia, in tempi più recenti pare che, invece, non abbia assolto al suo dovere. La casa infatti è chiusa dal 2008, anno in cui sono cominciati i lavori di restauro che sarebbero dovuti terminare nel 2009. Oggi, però, quasi alla soglia del 2011, i lavori di restauro non sono terminati, anzi, le impalcature sono ancora tutte montate all'interno della casa e nessun segno di vita di qualcuno che ci stia lavorando. Priapo, quindi, non ha fatto il miracolo, al contrario i soldi stanziati per la causa, e denunciati sul cartello segnalante il restauro, sembrano essere spariti nel nulla (Priapo amava anche fare gli scherzi!).

Se la manutenzione ordinaria non viene effettuata per anni, figuriamoci quella straordinaria! Come sempre avviene in Italia tutto si trasforma in dibattito politico ma ormai è tardi per il solito rimbalzino delle colpe, non serve accusarsi a vicenda, ora bisogna agire! Il Ministro dice che possiamo stare allegri, non dobbiamo disperare perché la domus potrà essere restaurata e gli affreschi torneranno agli antichi splendori. E quanto tempo dovremo aspettare prima che questo accada? Non è solo questa l’operato attivo che tutti ci attendiamo; agire vuol dire prima di tutto prevenire, lavorare e far si che fatti del genere non accadano ancora. A questo punto, ci viene da pensare, meglio che tutto il patrimonio resti sotto terra e non venga scavato, almeno si tutela da sé. O ancora, magari arrivasse un magnate russo, giapponese o americano a comprare le nostre ricchezze…loro si che saprebbero come farle fruttare e sicuramente ne avrebbero più cura e rispetto. Ma il Ministro dice che possiamo stare allegri, la domus potrà essere restaurata e gli affreschi torneranno all'antico splendore. Ovviamente di questa faccenda non una menzione sul sito del MiBac, in home page restano solo le grandi iniziative spot.

Dalle ultime dichiarazioni del Direttore Generale Resca, si apprende che: “bisogna sviluppare il turismo culturale perché la cultura sarà il nuovo settore che potrebbe portare all’Italia il vero sviluppo economico”. Noi di Trait d’union, nel nostro piccolo, siamo convinti di questa verità espressa e pensiamo che valorizzare il patrimonio culturale voglia dire per l’Italia ricevere grandi opportunità. Per questo ogni anno cerchiamo di sensibilizzare organizzando un convegno, Turistarth, dove si pone l’accento proprio sulle potenzialità del turismo culturale in Italia e non solo. Proprio per questo motivo, perché ci sentiamo in prima linea, quindi particolarmente coinvolti, ci indigniamo per ciò che ogni giorno accade al nostro patrimonio culturale. Molte delle nostre iniziative, inoltre, sono bloccate da problematiche inutili.

Eppure proprio Pompei potrebbe diventare il più grande “laboratorio” dei nostri Beni Culturali con campagne di scavo, restauri, percorsi turistici e museali...sì, qui c'è di tutto! Ma ancora una volta siamo sotto gli occhi del mondo non per quanto di bello abbiamo realizzato e ancora una volta la nostra speranza è che “ci comprino” gli stranieri!

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