Extramoenia
L'arte ...fuori dagli schemi
Yayoi Kusama, una tra le più importanti artiste giapponesi contemporanee, approda al mondo della moda, grazie alla sua nuovissima (e in edizione limitata!) collezione di accessori a “pois” creati per il celebre marchio Louis Vuitton.
Una collaborazione confermata dallo stesso Marc Jacobs, direttore artistico del brand, il quale ha annunciato che la maison presenterà gli accessori “firmati Kusama”, in concomitanza con l’inaugurazione della retrospettiva a lei dedicata al Whitney Museum di New York, nel luglio 2012.
Questa americana non è altro che la tappa successiva della mostra “Look Now, See Forever” (fino all’11 marzo presentata alla Tate Modern di Londra e precedentemente esposta al Centre Pompidou di Parigi ) che racconta e ripercorre gli oltre sessant’anni di lavoro di una delle più importanti, eclettiche e prolifiche artiste di oggi.
Ma chi è e cosa rappresenta la tanto osannata Yayoi Kusama? Da molti definita un ponte di collegamento tra gli esperimenti americani di Georgia O’Keefe ed Andy Warhol , la Kusama è la prima che nel '900 usa "macchie" e "pois" in pittura o in scultura.
La sua produzione abbraccia svariate correnti e ripercorre vie che spaziano dal surrealismo all’Espressionismo astratto, fino al Minimalismo, l’Art Brut, la Pop Art, la Land Art e lo Psichedelismo.
Solo scavando nel suo passato, riusciamo a cogliere la chiave interpretativa del suo percorso artistico: oggi ottantaduenne, Yayoi soffre da sempre di disturbi ossessivo-compulsivi e allucinazioni plurime dovute a continue violenze domestiche, che la portano ad auto rinchiudersi per 36 anni in una clinica psichiatrica di Tokyo.
All’età di 12 anni, durante una di queste crisi, la sua mente viene popolata in modo ossessivo da un motivo a fiori rossi di una tovaglia da tavola, che da quell’istante inizia a riprodursi all’infinito nella stanza.
Il leit-motiv della sua arte si estende ad altri ben pochi soggetti, come pois, fiori giganti, reti, protuberanze molli e forme falliche; la riproduzione, la moltiplicazione e l’aggregazione ossessiva di questo ristretto vocabolario di forme diventa la firma stilistica delle sue opere.
Il suo disturbo ossessivo-compulsivo se da un lato la spinge alla reiterazione di gesti automatici che la portano a ricoprire ogni spazio e superficie, dall’altro la rendono consapevole e autocritica delle proprie azioni.
In pubblico porta una parrucca color rosso acceso e ama vestirsi proprio con stoffe a pois. "Ho cominciato a usare i pois quando ero molto piccola. Solo poco dopo sono diventati molto popolari in arte - ha spiegato - quando ero giovane ero l'unica a usarli".
L’intento è quello di condurre un’indagine sul concetto di percezione del cosmo e di infinito, oltre che un inno alla bellezza della vita. I suoi giganteschi fiori dai colori vivi e brillanti intendono esprimere il senso di rigenerazione, di crescita e transizione propri del ciclo naturale. I pois, invece, una forma di smaterializzazione paragonabile ai palpiti del cosmo, ai movimenti dei corpi celesti.
Kusama si definisce un artista d’avanguardia, che si pone di fronte alla tela con la mente sgombra e si lascia portare dal flusso delle idee che nascono nel momento in cui disegna.
Afferma, inoltre, di non amare quegli artisti che, motivati più dal commercio che dall'arte, usano squadre di assistenti per produrre i loro lavori: "Ho fatto tutto il lavoro da sola - ha confidato - è per questo che sono su una sedia a rotelle. Perchè ho fatto un duro lavoro fisico tutta la mia vita e ho dei dolori alle articolazioni. E' l'approccio giusto: soffrire per la tua arte", ha aggiunto.
Molti sono i deliri visuali dell’artista giapponese, tra i più famosi: le “Infinity Mirror Room” (nelle quali esplora il concetto di infinito, passando dalla superficie bidimensionale delle tele ad un ambiente di riflessione speculare, dovuto all’effetto caleidoscopico delle superfici specchianti che genera uno spazio inesauribile; il corpo viene frammentato dalle pareti a specchio e riprodotto all’infinito); l’installazione “Gleaming lights of the Souls“ (dove l’artista sfrutta una stanza interamente tappezzata di specchi, trasformandola in una scatola ottica dal cui soffitto decine di led sospesi emanano luce intermittente) ; “The Obliteration Room” (una grande stanza totalmente dipinta di bianco, dove i bambini hanno a migliaia di stickers colorati a forma di pois che possono attaccare a loro piacimento, all’interno dell’area bianca).
Yayoi Kusama si conferma come artista dalla personalità estremamente complessa, una delle poche che non ha mai seguito correnti e movimenti, ma è stata sempre coerente ad un unico principio, far sentire fino in fondo la su precisa confusione interiore.
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